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Eventi / STOQ 2007 - Congresso Internazionale /

ABSTRACTS


Mons. Elio Sgreccia

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Sacerdote dal 1952. E' stato docente e poi rettore del Pontificio Seminario Regionale Marchigiano.
Dal 1974 al 1984 è stato assistente spirituale alla Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università Cattolica in Roma.
Nel 1984 è stato incaricato per l'insegnamento della Bioetica nella Facoltà di Medicina e Chirurgia della Università Cattolica del Sacro Cuore.
Dal 1990 è professore ordinario di Bioetica e dal 1992 al 2000 è stato anche direttore dell'Istituto di Bioetica presso la medesima Facoltà.
Dal 1985 è Direttore del Centro di Bioetica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Dal giugno 1998 è Direttore del Centro per la Cooperazione Internazionale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Dal 2001 è componente della Commissione “Linee guida nell’ambito della consulenza e dei test genetici” nel Ministero della Sanità.
E' stato ed è tuttora membro di numerose Commissioni e Comitati in tema di bioetica, sia nazionali che internaziona¬li. Tra gli altri è membro del Comitato Nazionale per la Bioetica fin dalla sua fondazione.
E' stato redattore poi vicedirettore della rivista "Medicina e Morale"; dal 1984 è condirettore della stessa rivista.
Nel 1993 è stato ordinato Vescovo di Zama Minore da S.S. Giovanni Paolo II, assieme ad altri dieci vescovi.
E' membro del Pontificio Consiglio per la Famiglia e del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Operatori Sanitari.
Dal 1992 al 1995 è stato Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
E’ Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Relazione di apertura. L’ampiezza della riflessione sull’ontogenesi

1. Anzitutto, la relazione precisa nell’introduzione il metodo richiesto nella specifica riflessione indicata dal tema: il metodo dovrà essere quello interdisciplinare; in particolare si dovranno prendere in considerazione la biologia, l’antropologia filosofica, la teologia, l’etica razionale e la morale teologica. Questi vari saperi non vanno semplicemente accostati, ma confrontati secondo quello che viene chiamato il metodo triangolare.
2. Alla luce della Enciclica Fides et Ratio, prima di addentrarsi nel tema specifico dell’ontogenesi dell’uomo, la relazione offre una riflessione sul rapporto tra ontogenesi e creazione e, in questo ambito, si fa un esame sull’obiezione della casualità e sull’evoluzionismo in rapporto alla nozione metafisica e teologica della creazione.
3. Sull’identità e la ontogenesi dell’essere umano vengono ripresi i risultati emersi nelle ricerche della Pontificia Accademia per la Vita e nelle sue pubblicazioni, che sono state condotte in dialogo con la cultura contemporanea, per concludere nell’affermazione dell’essere umano, considerato fin dall’inizio della fecondazione, come sostanza vivente individualizzata, e persona nel senso ontologico e morale, capace di relazione e di autorealizzazione.
4. La relazione apre anche sul discorso teologico relativo alla ontogenesi rivendicando la legittimità e necessità, per una piena comprensione, della riflessione sul dono della vita soprannaturale e sull’escatologia, in modo particolare per la piena comprensione dei temi sul fine della vita, e sulla fine della vita terrena.

 

Vincenzo Cappelletti
Società Italiana di Storia della Scienza, Roma

Dottore in medicina e filosofia, professore ordinario di storia della scienza, ha insegnato in università italiane e straniere. E’ Presidente della Società Italiana di Storia della Scienza e della Domus Galilaeana: dal 1989 al ’97 ha presieduto l’Académie internationale d’histoire des sciences di Parigi. Medaglia Koyré dell’Institut de France nel 2003, premio internazionale G. Pitré per le scienze umane nel 2006. Le sue ricerche – da Entelechìa, 1965, a Struttura della metapsicologia, 1973, a Evoluzione, 2006 – si propongono di stabilire collegamenti e reciproche implicazioni tra scienza e metafisica.

Introduzione storica

«Majus enim, et divinius inest in generatione mysterium, quam simplex congregatio, alteratio, et totius ex partibus compositio: quippe totum, suis partibus prius constituitur, et decernitur; mistum prius, quam elementa.» E’ una citazione da William Harvey (1578-1657), scopritore della circolazione del sangue – Exercitatio anatomica de motu cordis et sanguinis in animalibus, 1628 – e dell’area generativa nell’uovo di pollo fecondato – Exercitationes de generatione animalium, 1651. In termini odierni, Harvey deve essere considerato un biologo, tra fisiologia e embriologia: e appartiene al novero dei protagonisti nella cosiddetta «rivoluzione scientifica». Negli stessi anni, con una netta divergenza di prospettiva, troviamo Galileo Galilei (1564-1643): meccanico razionale, dal Sidereus nuncius, 1610, ai Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, 1638, attraverso il Saggiatore, 1623, e il Dialogo sopra i due massimi sistemi, 1632. Il libro della natura, si legge nel Saggiatore «è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto.» Ma in tale libro la vita riuscirebbe a trascrivere soltanto le proprie pecularietà morfologiche. Resterebbero escluse le proprietà funzionali, e il periodico passaggio dell’individuo vivente dal non essere all’essere e dall’essere al non essere. Dirà il fisiologo Claude Bernard (1813-1878) con un giustificato passaggio al limite: «La vie, c’est la création.» E il fisico Erwin Schrödinger (1887-1961) alla domanda da lui stesso posta: What is life?, 1944, risponderà: «Life is doing something», ampliando il significato di vita e vivente e facendone, con un ribaltamento del senso comune, la priorità assoluta, metafisica nella compagine dell’universo.
E’ doveroso tornare al secolo della rivoluzione scientifica e osservare che fisiologia e meccanica, prima di separarsi, s’incontrano per sottoscrivere un comune principio, ontologico e logico: l’«invarianza della legge scientifica». La meccanica l’intende come «uniformismo», la fisiologia – tra breve, biologia – come «determinismo».
Fondamentale importanza ha la conquista del concetto di «epigenesi» per merito di Kaspar Friedrich Wolff, dell’università di Halle, con la memoria del 1759 sulla Theoria generationis. Il «preformismo» aveva confidato di ricondurre l’embriologia, e attraverso di essa l’intera scienza della vita, nella natura concepita alla maniera di Galilei. Anche il termine «evoluzione» cambia significato in questo momento, passando dal lessico preformistico a quello epigenetico. Si apre un’età nuova dove la vita e la scienza della vita, opportunamente definite, possono aspirare alla priorità cosmologica, ambìta dalla meccanica con Galilei, Descartes e, più cautamente, con Isaac Newton (1642- 1742).

 

 

Scott F. Gilbert
Swarthmore College, Swarthmore, PA

Howard A. Schneiderman Professor of Biology at Swarthmore College, where he teaches developmental genetics, embryology, and the history and critiques of biology. He received his B.A. in both biology and religion from Wesleyan University, and he earned his MA in the history of science and his PhD in biology at the Johns Hopkins University. He is the author and co-author of numerous papers and books. Among these are the textbooks Developmental Biology (presently in its eighth edition) and Bioethics and the New Embryology. He has received several awards, including the Viktor Hamburger Prize for Excellence in Education, and the Kowalevsky Prize in Evolutionary Developmental Biology.

Lo stato dell’arte della biologia dello sviluppo: comunicazione ed emergenza

La biologia dello sviluppo ha recentemente subito una rivoluzione nella sua comprensione del meccanismo di sviluppo embrionale. Un cambio rilevante è derivato da scoperte che hanno messo in evidenza l’incompletezza del modello di sviluppo genetico. Mentre prima si pensava che il genoma provvedesse a praticamente tutte le informazioni necessarie per formare il fenotipo, studi recenti hanno messo in rilievo che l’ambiente svolge un ruolo determinante. Oltre che dal tipo di gene (allele) ereditato, il fenotipo è generato anche dal livello di espressione di tali geni. Questa espressione genetica può essere influenzata da agenti ambientali. La dieta materna durante la gravidanza determina l’espressione genetica in organi fetali ed adulti, fornendo all’organismo adulto certi modelli di metabolismo. Anche i livelli di cure materne ricevute durante la prima settimana dopo la nascita determinano forme di espressione genetica nel cervello del ratto adulto (portando a differenze comportamentali in ratti geneticamente identici). Il concetto di autopoiesi è stato messo seriamente in discussione da nuove scoperte che dimostrano come l’espressione genetica nei mammiferi sia anche influenzata normativamente da microbi intestinali. Senza questi microbi, non si darebbe uno sviluppo normale.
            Mentre non c’è consenso fra i biologi dello sviluppo circa l’inizio della personalità umana, ci sono quattro stadi principali dove vari scienziati hanno situato tale inizio. La prospettiva genetica considera la fecondazione (l’ottenimento del genoma) come il momento in cui si forma una nuova personalità. La visione embriologica considera la gastrulazione (l’ottenimento dell’individualità embrionale) come lo stadio nel quale viene raggiunta la personalità. L’approccio neurologico considera la personalità come la stabilizzazione di modelli di elettroencefalogramma (EEG) specificamente umani di onde cerebrali e la visione fisiologica considera il periodo natale e prenatale stadio in cui si forma la personalità. Altri scienziati rigettano la questione come ascientifica ed insolubile. Lo stadio delle cellule staminali ricade fra i due primi stadi sopra menzionati e verrà discusso più approfonditamente.

 

 

Alessandro Minelli
Università di Padova

Professor of Zoology at the University of Padova. Former vice-president of the European Society for Evolutionary Biology and president of the International Commission on Zoological Nomenclature, member of the Italian Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, Honorary Fellow of the Royal Entomological Society of London, editor of Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research, member of the editorial boards of Evolution & Development, Frontiers in Zoology, Theory in Biosciences, International Journal of Biological Sciences. After many years mainly devoted to biological systematics, his main research interests have turned towards evolutionary developmental biology. His publications include the books Biological Systematics (Chapman & Hall 1993), The Development of Animal Form (Cambridge Univ. Press 2003), Forme del divenire (Einaudi 2007; engl. transl. Forms of Becoming, Princeton Univ. Press, in press).

Una scienza del cambiamento – la biologia evolutiva dello sviluppo

Nella biologia esistono due diversi filoni tradizionali di ricerca concernenti lo studio del cambiamento. Da una parte, la biologia dello sviluppo, che si occupa dei cambiamenti ontogenetici lungo la vita di un organismo; dall’altra, la biologia evolutiva, che s’interessa dei cambiamenti degli esseri viventi e delle loro storie di vita lungo le ere geologiche, includendo il moltiplicarsi delle linee evolutive.
Recentemente, queste due tradizioni di ricerca si sono associate in uno sforzo comune allo scopo di comprendere l’origine delle novità evolutive. In ogni caso, con l’aumento della comprensione, sia dei meccanismi di sviluppo, sia delle situazioni evolutive, le origini spesso divengono indistinte e possono solamente essere stabilite attraverso definizioni arbitrarie.
Questo si deve a due motivi principali. Per prima cosa, evoluzione non significa semplicemente la produzione di nuove forme di vita attraverso regole immutabili, ma include anche i cambiamenti nelle regole in gioco: in particolare, i cambiamenti nel ruolo relativo dei geni in contrasto con le generiche proprietà della materia vivente e inoltre, i cambiamenti nella topologia e nel collegamento dei networks genetici che agiscono nello sviluppo. In secondo luogo, l’accoppiamento di caratteristiche chiavi che tradizionalmente erano ritenute definire in modo congiunto le categorie maggiori che noi applichiamo allo studio degli organismi è, in se stesso, un prodotto della storia e sempre aperto allo smontamento e all’emergente rinnovamento. Perció, l’interesse della ricerca si è spostato dalle origini alle trasformazioni e vi è una domanda crescente per una dissezione analitica delle categorie descrittive in subunità precise e atomizzate.

 

William B. Hurlbut
Neuroscience Institute at Stanford University Medical Center

Physician and a Consulting Professor in the Neuroscience Institute at Stanford. After receiving his undergraduate and medical training at Stanford University, he completed postdoctoral studies in theology and medical ethics, studying with Robert Hamerton-Kelly, the Dean of the Chapel at Stanford, and subsequently with the Rev. Louis Bouyer of the Institut Catholique de Paris.
His primary areas of interest involve the ethical issues associated with advancing biomedical technology, the biological basis of moral awareness, and studies in the integration of theology and philosophy of biology. He has worked with NASA on projects in Astrobiology and is a member of the Chemical and Biological Warfare working group at the Center for International Security and Cooperation.
Since 2002 Dr. Hurlbut has served on the President’s Council on Bioethics. He is the author of Altered Nuclear Transfer, a proposed technological solution to the moral controversy over embryonic stem cell research.
Altered Nuclear Transfer is a central component of the President’s 2007 Executive Order on stem cell research and is included in several bipartisan legislative proposals for the federal funding of stem cell research currently pending in the United States Congress.

Organismo o Artefatto? Il Trasferimento Nucleare Alterato a partire dalla Prospettiva Concettuale della Biologia Sintetica e dei Sistemi

Un secolo di drammatici progressi nella biologia molecolare e nella citologia ci ha portato sulla soglia di una nuova era negli studi sulla biologia dello sviluppo. Quando si applica alla biologia umana, questa indagine riapre le più fondamentali domande che riguardano la relazione fra la forma materiale ed il significato morale della vita in via di sviluppo. Queste domande sono state ora messe a fuoco dal dibattito circa la ricerca sulle cellule staminali embrionali.
            Negli Stati Uniti, questa ricerca è regolata da una proibizione legislativa in vigore da molto tempo contro l’uso di fondi federali per quella ricerca che distrugge o pone in serio pericolo gli embrioni umani. Nei propositi di questa legge, un embrione umano è definito dal concetto di organismo, un’idea basata sull’unità integrata e sull’intrinseco potenziale di sviluppo che vincola le prime fasi dello sviluppo della vita in una continuità d’identità con la pienezza della forma umana e con il suo auto-evidente valore morale.
            La ricerca recente e la proposta di progetti volti ad ottenere cellule staminali embrionali da cloni ibridi, partenoti e da embrioni FIV non utilizzabili, sollevano difficili quesiti circa la reale definizione del termine “organismo”. Inoltre, le nuove capacità della tecnologia ricombinante, l’interferenza RNA e la biologia sintetica promettono di mettere a disposizione strumenti di revisione del processo organico al confine delle specie e dell’identità degli organismi.
            Disegnata sul rapporto del Consiglio Presidenziale di Bioetica “Risorse Alternative delle Cellule Staminali Pluripotenti Umane”, e con un’attenzione speciale al Trasferimento Nucleare Alterato, la presente relazione esaminerà un approccio di biologia dei sistemi per ricercare una chiara e precisa definizione del concetto di organismo. Tale definizione può aprire prospettive di speranza nel progresso della biologia dello sviluppo, riaffermando altresì i nostri più fondamentali principi morali nella difesa dell dignità della vita umana.

 

 

Mónica López Barahona
Direttore di VidaCord, Madrid

Dottore in Scienze Biochimiche, con specializzazione in Biochimica e Biologia Molecolare. Master in Filosofia. Diretrice Master in Oncologia Molecolare nel Centro Nazionale Ricerche Oncologiche (Madrid). Membro Ordinario della Pontificia Accademia per la Vita (Vaticano). Diretrice Generale Scientifico-Tecnica di VidaCord, Banca per la conservazione del sangue del cordone ombelicale (Madrid). Autrice di diversi libri e molteplici articoli in Riviste di specializzazione in Oncologia Molecolare e Bioetica.

Lo statuto genetico dell’embrione umano

Lo sviluppo dell’embrione umano comincia alla fecodazione, quando viene formata una singola cellula, chiamata zigote. Questa cellula marca l'inizio di un individuo unico. C'è un marcatore genetico che permette di assicurare che un embrione è umano: le sequenze di Alu. Anche se alcune inserzioni di sequenze Alu umane possono riscontrarsi anche nelle corrispondenti posizioni dei genomi di altri primati, approssimativamente 7,000 inserzioni di Alu sono uniche per le creature umane.
Si sa che lo sviluppo del giovane embrione mammifero è regolativo. In molti organismi, la polarità dell'embrione è determinata dai primissimi momenti di sviluppo perché essi erèditano fattori citoplàsmici spazialmente localizzati che si comportano in modo determinante per garantire lo specifico destino della cellula. Comunque, lo sviluppo dell'embrione mammifero è regolativo piuttosto che determinante. Questo solleva l'importante problema di come il destino della cellula si sviluppa nell'assenza di fattori determinanti. Le prime decisioni sul destino della cella sono prese completamente per caso? O c'è un qualche modello non-rigido che potrebbe influenzare le decisioni dello sviluppo ed ancora potrebbe permetterne la flessibilità? Molti studi mostrano che la polarità ed il destino della cellula emergono progressivamente nello sviluppo di un embrione di un topo. L’embrione di topo è un buon modello per studiare le destinazioni genetiche che possono accadere anche nelle creature umane. Il modellarsi dell'embrione di topo, come di fatto accade anche con embrioni di altre specie, è un processo che emerge costruito su asimmetrie successive che si raggruppano, non appena l'uovo si sviluppa dopo la fecondazione. Le cellule 'imparano' quale destinazione adottare attraverso alcune indicazioni che incontrano sul loro cammino. Quest’acquisiazione, pezzo per pezzo, di informazioni è compatibile con una plasticità delle cellule embrionali che permette loro di iniziare percorsi di sviluppo diversi quando il contesto delle cellule è cambiato. Ciò dimostra che ogni cellela ha un compromesso genetico di differenziazione sin dalla prima scissione dello zigote.

 

Pietro Ramellini
Ateneo Pontificio 'Regina Apostolorum', Roma

Dottore in Scienze Biologiche con perfezionamento post-lauream in Epistemologia. Dopo aver svolto ricerche sperimentali nel campo dell'entomologia, è attualmente impegnato in campo teorico nello studio di concetti di biologia generale e filosofia della biologia. E' docente presso l'Ateneo Pontificio 'Regina Apostolorum' e il Liceo Mancinelli-Falconi di Velletri (Roma), e ha pubblicato volumi specialistici e articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali, su riviste di didattica e in volumi collettanei. Alcune delle sue pubblicazioni recenti sono: Il corpo vivo. La vita tra biologia e filosofia (Cantagalli, Siena 2006), Life and Organisms (Libreria Editrice Vaticana, 2006); Temi di biologia teorica (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma 2007).

Sul concetto di genesi in biologia

Il concetto di genesi attraversa e sottostà a tutte le discipline, sia teoretiche sia pratiche, della conoscenza umana.
Sia la biologia sia la biofilosofia dovrebbero essere particolarmente interessate ad esso, dal momento che così tanti fenomeni del mondo vivente sono legati ad un processo di genesi: dalla genetica alla filogenesi, dall'ontogenesi all'epigenesi, orme e tracce di concetti genetici e genesici sono diffuse pressoché ovunque. Tuttavia, è un fatto che una riflessione esplicita sulla genesi in biologia è stata raramente portata avanti dai teorici, fossero essi biologi generali o biofilosofi.
Pertanto, sembra che il nostro tempo sia davvero propizio per mettersi sulle tracce del concetto di genesi, accertandone la portata e l'estensione nel campo della biologia, e chiarendo vari punti teorici che lo riguardano. Da una prima indagine sulla letteratura rilevante, emerge così che non meno di sei diverse letture del termine 'genesi' sono state proposte dagli specialisti: 'genesi biologica' può ad esempio riferirsi al primo apparire di una qualche entità biologica, al suo cambiamento nel corso del tempo, agli agenti che determinano tale cambiamento in accordo con le leggi naturali, e così via.
Dal momento che il Congresso STOQ è focalizzato sull'ontogenesi della vita umana, va poi riservata una speciale attenzione a qualsiasi tipo di genesi che abbia luogo durante lo sviluppo umano; in particolare, si può argomentare che la genesi di un organismo umano (nel senso del suo venire all'esistenza) avvenga istantaneamente, collocandosi in qualche punto tra il contatto dei gameti umani e l'incorporazione dello spermatozoo all'interno dell'ovocita.
Infine, qualche parola va anche spesa riguardo al posto che il concetto di genesi occupa, o dovrebbe occupare, nel sistema concettuale della biologia contemporanea. Come si è detto sopra, sembra che oggi l'importanza di tale concetto venga largamente sottostimata; una ragione di questo atteggiamento può essere che i biologi e i biofilosofi semplicemente non si accorgono di quanti termini e concetti biologici trovano la loro radice etimologica e teorica in un qualche tipo di genesi; un altro motivo è il timore che si faccia un'indebita confusione tra genesi caratterizzate da meccanismi causali completamente diversi, come è accaduto in passato nella comparazione tra ontogenesi (sviluppo dell'organismo) e filogenesi (evoluzione della stirpe).
Oltre tutto ciò, si può dire che il concetto di genesi ha oggi lo statuto di un concetto-radice, visto che giace e si nasconde al di sotto di così tanta biologia; inoltre, si tratta di un concetto-gemma, poiché moltissime ramificazioni nei più vari campi della biologia gemmano da esso, che i teorici ne siano consapevoli o meno; infine, è un concetto-dormiente, perché attende che si risvegli l'interesse teorico nei suoi confronti.
Una volta riconosciuto il suo statuto epistemologico, si apre davanti a noi un intero campo di riflessioni: quanto profonde sono le radici del concetto, e quanto si estendono i suoi polloni? Si tratta di radici e gemme che contattano e si fondono con altri concetti genesici al di fuori della biologia? Oppure le genesi biologiche germinano e fioriscono in uno splendido isolamento concettuale? Come ognuno può vedere, molto lavoro può essere condotto per coltivare questi intriganti campi interdisciplinari, in completa sintonia con il carattere squisitamente multidisciplinare, interdisciplinare e transdisciplinare del progetto STOQ.

 

Giuseppe Noia
Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma

Docente in Medicina Prenatale nel Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, nella scuola di specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, in Genetica e nel Corso di Laurea per Ostetriche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. E’ Presidente della Commissione Scientifica della Confederazione dei Consultori di Ispirazione, Condirettore della Scuola di Formazione Permanente per Operatori Consultorali e membro di Società Scientifiche Nazionali ed Internazionali. Reviewer delle riviste internazionali “Fetal Diagnosis and Therapy” e “Current Stem Cells Research and Therapy”, ha pubblicato circa 400 Pubblicazioni Nazionali ed Internazionali, 16 capitoli di libri. E’ autore del testo di medicina fetale: “Le terapie Fetali Invasive” (Noia G., Caruso A., Mancuso S.), Editrice Universo (1998) e del libro Il figlio terminale (Noia G.), Nova Millennium Romae – Roma, Febbraio 2007.

Aspetti fisiologici e patologici delle interazioni madre-feto

La moderna cultura ostetrica utilizza tecnologie ultrasonografiche su cui si fonda tutta la diagnostica prenatale. Le metodologie utilizzate sono di tipo invasivo (procedure diagnostiche e terapeutiche ecoguidate) e non invasivo (varie applicazioni degli ultrasuoni con sonde TA e TV doppler velocimetria, color e power color doppler, ecografia tridimensionale).
Una epicrisi accurata dell’impatto di queste tecnologie sull’aspetto di relazionalità madre-bambino nella vita prenatale è fondamentale.
Essa vorrebbe riproporre una visione culturale, scientificamente fondata, che tenga conto dell’aspetto dinamico e fortemente coinvolgente di tutto il transfer biunivoco relazionale che esiste tra la madre e il proprio figlio in tutto l’arco della gravidanza.
Non è pensabile a tutt’oggi non supportare adeguatamente e psicologicamente la nascita e la crescita di questo rapporto con tutti gli shifts relazionali che la moderna cultura prenalale e i media inducono.
L’amplificazione del rischio e la non corretta informazione configurano un vissuto gravidico spesso espressione della sindrome del feto perfetto, e per tali connotazioni, ansiogeno e stressante, In un contesto culturale in cui i criteri valoriali spostano gerarchicamente il valore “vita” verso “qualità della vita”, tali fattori ansiogeni possono preparare il rifiuto. Come abbiamo precedentemente pubblicato, esiste una sequenza diretta che induce criteri fortemente selettivi, annulla il dialogo madre-figlio, crea l’ansia e prepara il rifiuto. Sulla base di queste premesse, espresse anche in letteratura, abbiamo analizzato l’impatto delle tecnologie di diagnosi e terapia fetale nella relazione madre-bambino.
L’uso di tecniche diagnostiche dovrebbe servire a rinforzare nella donna l’esperienza bellissima della maternità. E’ importante entrare nell’ambito relazionale madre-feto perchè sappiamo che ci sono donne che avvertono la presenza del proprio feto prima ancora di effettuare un test di gravidanza e quindi si deve tenere in grande considerazione tutta quella globalità di fatti percettivi che le donne avvertono senza saperli spiegare. Premesso che l’unità madre-feto vive una simbiosi biologica e relazionale, è facile intuire che una scelta materna di interruzione volontaria del proprio feto malformato comporti una grave ferita sul piano personale. L’utilizzazione di tecnologie che fanno conoscere le reali condizioni di malattie curabili o incurabili del proprio bambino deve essere assolutamente supportata da figure di pregnanza psicoterapeutica (ginecologo e psicoterapeuta dell’età prenatale) che accom¬pagnino la paziente e la coppia lungo il cammino della diagnosi.
Un aspetto rilevante di questo riguarda sia la diagnosi prenatale di pazienti con possibilità terapeutiche, sia la diagnosi di bambini senza alcuna possibilità terapeutica, definiti come “feti terminali”. Per questi ultimi è sempre proponibile il supporto psicologico e umano di “accompagnamento” del feto terminale perché nella dinamica della sofferenza che la coppia dovrà affrontare (il trauma della perdita) l’investire tutte le proprie capacità in un progetto “comunque di vita” (il loro figlio) può lenire il distacco e facilitare l’elaborazione della perdita (la perdita del trauma).
Da tutto ciò si evince che molto si può fare per opporsi con criteri rigorosamente scientifici e fortemente umani alla cultura dell’eutanasia prenatale per ottenere un servizio alla famiglia ed alla società e restituire alla dignità umana il proprio valore.

 

Matthew Howard Kaufman
Former Professor of Anatomy, University of Edinburgh, Scotland

Pre- and post-registration clinical appointments in Medicine, Surgery, Obstetrics and Gynaecology
Research Associate, Institute of Animal Genetics, University of Edinburgh
MRC Junior Research Fellow, Physiological Laboratory, University of Cambridge (supervisor Prof C.R. Austin.)
Royal Society - Israel Academy of Sciences Research Fellow, Genetics Department, Weizmann Institute of Science, host Prof Leo Sachs.
University Demonstrator, Department of Anatomy, University of Cambridge.
University Lecturer, Department of Anatomy, University of Cambridge.
Fellow and Director of Studies in Medicine, King’s College, Cambridge.
Fellow and College Lecturer in Anatomy, King’s College, Cambridge.
Professor of Anatomy, University of Edinburgh.
Awards:
The Symington Memorial Prize in Anatomy, awarded by the Council of the Anatomical Society
Evian Health Award, for research into the effects of alcohol on embryonic development
Award from Jackson Laboratory: for major contributions made to the understanding and teaching of mouse embryology
Co-authorship of first paper published on Mammalian Embryonic Stem Cells, and opening of Wellcome Trust Centre for Stem Cell Research. This paper was of critical importance in that it resulted in the award of the Nobel Prize for Medicine in 2007 to the first author Martin Evans, who had previously been Knighted and awarded the Laskar Prize on the strength of this paper.

L’embriologia dei gemelli siamesi

Il principale obbiettivo di questo breve contributo è di richiamare l’attenzione sul fatto che si riscontrano due tipi di gemelli – gemelli monozigotici o identici, e gemelli dizigotici o fraterni. L’attenzione viene poi richiamata sull’incidenza di questi tipi di gemelli e sul loro meccanismo di sviluppo. Mentre i gemelli dizigotici si sviluppano in conseguenza dell’ovulazione e della fecondazione di due ovociti separati, nel caso dei gemelli monozigotici si da inizialmente l’ovulazione di un solo ovocita e questi si divide al momento giusto in modo da dare origine a due embrioni geneticamente identici. Siccome nel gruppo monozigotico l’evento della gemellazione può avere luogo o un po’ prima o un po’ dopo l’annidamento, o nel caso del gruppo riscontrato più raramente fino a 13-14 giorni dopo la fecondazione, si possono osservare tre classi distinte di gemelli di questo tipo. Più precisamente, è possibile stabilire quando ha avuto luogo l’evento della gemellazione grazie a un esame dettagliato delle loro membrane extra-embrionali. Ciò che in questo contesto è di particolare interesse è che gemelli congiunti (siamesi) si riscontrano solo nel gruppo dove l’evento della gemellazione avviene 13-14 giorni dopo la fecondazione, nel cosiddetto stadio di sviluppo della linea primitiva. Nel caso del tipo simmetrico di gemelli siamesi, l’asse embrionale divide solo incompletamente, e la terminologia usata per descrivere le varie forme di congiunzione si basa in questi casi sul sito anatomico di fusione. Qualora si considerasse possibile o vantaggioso separare i gemelli chirurgicamente, con l’aspettativa di sopravvivenza di ambedue i gemelli, allora normalmente si intraprende questa procedura. Tuttavia, in molti casi in cui si tenta la separazione, ciò non raramente conduce alla morte di uno o occasionalmente di ambedue i gemelli. Si possono toccare aspetti legali importanti quando la sopravvivenza di un gemello è possibile solo se associata alla morte dell’altro gemello. La separazione in questi casi è inevitabilmente associata a difficoltà legali, etiche e spesso religiose e qui è stato fatto un tentativo per richiamare l’attenzione su alcuni dei problemi che si sono riscontrati in questi casi. In altri tipi di gemelli siamesi, quando la separazione chirurgica non è tecnicamente fattibile, questi gemelli nascono spesso morti, o possono morire poco dopo il parto. Siccome è disponibile solo poca informazione a proposito della forma asimmetrica di gemelli siamesi, mentre si richiama brevemente l’attenzione sulla loro esistenza, questo tema non viene discusso dettagliatamente in questo contributo.

 

Carlo Valerio Bellieni
Università di Siena

Medico nonatologo, docente di Terapia neonatale presso la Scuola di Specializzazione in Pediatria e di Chimica dell’Ambiente presso la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università di Siena. Si dedica da 10 anni allo studio delle sensazioni fetali e del dolore del feto e del neonato, con una produzione di oltre 150 pubblicazioni e due brevetti di apparecchi per il benessere del neonato. Fa parte del direttivo nazionale del Gruppo di Studio sul dolore della Società Italiana di Neonatologia, e del comitato scientifico della European Pain School. Ha incarico di alta specializzazione in elettroencefalografia neonatale. È membro corrispondente della Pontificia Academia per la Vita e del Comitato Direttivo di “Scienza e Vita”.

L’ambiente della fecondazione: conseguenze a lungo termine

L’imprinting è un fenomeno che inizia prima della nascita: l’ambiente prenatale ha un fortissimo influsso sullo sviluppo futuro della persona. L’importanza dell’interazione della tuba uterina –assente in caso di fecondazione artificiale-, il trauma subito dagli embrioni quando venga rimossa una o due cellule dalla blastocisti per eseguire la diagnosi preimpiantatoria, l’azione tecnica di inserire con un ago lo spermatozoo in caso di tecnica ICSI e la situazione clinica dei gameti sono solo alcune delle ragioni per cui ci si può preoccupare sull’esito postatale delle fecondazioni in vitro. E’ duro accettare che di solito sui mass media e in politica solo gli interessi dei genitori vengano presi in considerazione e mai le conseguenze possibili sui figli, in caso di fecondazione in vitro. Recenti studi hanno valutato la possibilità che il rischio di paralisi cerebrale, di bassissimo peso alla nascita, di gemellarità e di malformazioni e malattie dell’imprinting genomico sia maggiore nei nati da FIV rispetto alla popolazione generale. Sicuramente esistono anche studi rassicuranti sul futuro psicologico e fisico di questi bambini, ma ancora i dati restano contrastanti. Qui chiariamo in primo luogo quali siano i reali rischi e ci domandiamo se i genitori possano accettarli dato che, ricordiamo, non li corrono loro se non di riflesso, ma in primo luogo li corrono i figli.

 

Ingolf Schimd Tannwald
Università Ludwig-Maximilians, Monaco, Germania

Medical School at Erlangen, Germany and Graz, Austria. 1970 M. D.
Certification in Gynaecology and Obstetrics at the Hospital for Women Ludwig- Maximilian-Universität München, Germany
Head of the Familiy Planning Unit assist. Professor and assistant medical director
Professor of Obstetrics and Gynaecology Theoretical medicine: Bookchapters and International Congresses and Lectures 2007/06: - J. Huber, I. Schmid-Tannwald: “A Biosemiotic Approach to Epigenetics: Constructivist Aspects of Oocyte-to-Embryo Transition”. Marcello Barbieri (Ed.): Introduction to Biosemiotics. The New Biological Synthesis. Springer Netherland, 2007, 457-471. ISBN-10: 1402048130
- Towards a more comprehensive scientific model of man. Gatherings in Biosemiotics 6, Salzburg, Austria, 5-9 July 2006
- Human life: an endless semiosis through different human sign-systems. Gatherings in Biosemiotics 6, Salzburg, Austria, 5-9 July 2006 (mit J. Huber)
- Towards a more comprehensive scientific model of man. The constitution of the social character of a human subject. Lecture Institut für Christliche Philosophie der Universität Innsbruck, Innsbruck, Austria, 30. 11. 2006.

L’integrazione della realtà biologica e sociale dell’uomo in un modello sistemico

Le piante, gli animali e l’uomo sono tutti prodotti della biologia. L’abilità dell’uomo di costruire delle realtà sociali è la differenza decisiva tra gli animali e gli esseri umani, il che è diventato recentemente materia delle scienze sociali.
Così azioni nella vita di ogni giorno hanno luogo sempre all'interno di un contesto sociale. È questo il motivo per il quale le parti delle realtà sociali dei genitori (simili a geni parentali) passano allo zigote umano durante la procreazione assegnando ad ogni essere umano un albero genealogico speciale, una posizione distinta nella sequenza dei fratelli, e cioè una posizione storica, locale e sociale unica; viceversa lo zigote si presenta come un segno di questa realtà sociale. La conciliabilità di tale unica pre-esistente realtà sociale con la sua propria realtà biologica durante la fecondazione, avviene durante tutto l’intrecciarsi del periodo vitale delle due realtà sociale e biologica. Ciò è caratteristico dell’essere umano, e diventa evidente addirittura in modo ancor più chiaro a partire dalla ventesima settimana di gravidanza in poi, quando il nascituro comincia a percepire l’unicità della realtà micro-sociale (per esempio il linguaggio nativo, il suono della voce della madre) che è impresso nel proprio organismo.
L’integrazione di entrambe le realtà in un ulteriore estensivo modello scientifico di uomo può guidare verso una migliore comprensione dell’entità dell’uomo e può eliminare l’intrinseca manchevolezza di qualità interpersonale (sociale) dell’attuale dominante modello biomedico di uomo.
L’integrazione comunque comporta seri problemi metodologici, dato che entrambe le realtà sono contenute in linguaggi scientifici diversi (sistemi di segnali, sign-sistems) e sono separati dalla barriera del linguaggio. Così entrambe le realtà sono rappresentate da due modelli affiancati bruscamente e né la realtà biologica né quella sociale possono offrire da sole una descrizione completa del fenomeno "uomo" (in modo analogo alle due qualità onda-corpuscolare del fenomeno della luce). Per superare tale barriera, queste due realtà complementari devono essere integrate in una realtà superiore e devono essere espresse in un meta-linguaggio.
La teoria di sistema generale e la semiotica offrono gli strumenti per l'integrazione della realtà biologica e della realtà sociale come due elementi di un sistema, che interagisce o inter-collega tramite processi di segnali (semiosi). Questo modello di sistema di uomo può diventare di per sé un elemento (sottosistema) di un più grande sopra-sistema, per esempio rappresentando una relazione eterosessuale con la comparsa di una procreazione come una nuova qualità non ancora presente nei sottosistemi separati. Il fenomeno della vita umana è rappresentato così da una serie di processi di segnali (sign-processes) teoreticamente infinita (semiosi) che passa attraverso sistemi di segni diversi (elementi) e che oscilla tra l'individualità incarnata (corpuscolo) e la potenzialità bio-sociale (relazione eterosessuale). In somma ed a conti fatti, l’umanità e tutto ciò che viene creato dall’uomo sono i risultati di numerosi processi di segnali.
Il modello di sistema scientifico di uomo presentato qui è non-dogmatico e copre sia il terreno comune sia le differenze decisive tra gli esseri umani e gli animali. Ciò contribuisce ad una comprensione più ampia del fenomeno di uomo, richiama all'integrazione di ulteriori discipline scientifiche come elementi supplementari, ed in ultima analisi risponde al bisogno di un nuovo modello di uomo in medicina.

 

José Antonio Izquierdo Labeaga, LC
Ateneo Pontificio 'Regina Apostolorum', Roma

Dottore in Filosofia per l’Università Gregoria¬na, è socio della Pontificia Accademia di San Tommaso e membro consigliere della Società Internazionale Tommaso d’Aquino (SITA). Dal 1980 insegna Antropologia Tomista nell’Università Gregoriana, e Teoria della conoscenza nell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum dei Legionari di Cristo a Roma. Oltre molti articoli filosofici, ha scritto La vita intellettiva. Lectio Sancti Thomae Aquinatis (Libreria Editrice Vaticana, 1994), L´Organicità della vita umana nella visione di Tommaso d´Aquino, (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma 2006), ed Exitus-reditus-ascensus. Il triplice moto della mente umana secondo san Tommaso (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Roma 2007).

L’animazione dell’embrione in Alberto Magno e Tommaso d’Aquino

Lo studio cerca di presentare la risposta sapienziale che due grandi maestri medievali (Alberto e Tommaso) diedero al tema biomedico dell’animazione dell’embrione, sviluppando un diverso concetto di embrione. Essa mostra: 1º Il clima interdisciplinare della loro indagine; 2º L’amore per la verità che rese i due dottori (maestro e discepolo) liberi da contrastarsi con piena coscienza. 3º Il loro sforzo immane per far quadrare i principi sapienziali nella biologia erronea di Aristotele. 4º La facilità con cui la nuova biologia positiva risolve l’applicabilità di quei principi sapienziali. 5º Il ruolo della paternità originaria di Dio nell’animazione creativa dell’embrione, fondamento personificante della sua dignità.

 

Ramón Lucas Lucas, LC
Pontificia Università Gregoriana, Roma

Professore ordinario di Antropologia filosofica nella Facoltà di Filosofia dell’Università Gregoriana, Roma; Professore invitato all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma), all'Università Francisco de Vitoria (Madrid, Spagna), e all’Università Rey Juan Carlos (Madrid, Spagna).
Membro della Pontificia Accademia per la Vita, Vaticano
Membro della Sociedad Hispánica de Antropología Filosófica, España
Deputy Governor of the American Biographical Institute Research Association, USA
Deputy Director General of the International Biographical Centre Cambridge, UK
Life Fellow of the International Biographical Association Cambridge, UK
Membro del Consiglio Direttivo del Instituto de Investigaciones Económicas y Sociales "Francisco de Vitoria" (Madrid, Spagna).
Membro del gruppo di esperti in bioetica del "Instituto de Bioética Fundación de Ciencias de la Salud" (Madrid, Spagna).
Le due ultime pubblicazioni: Bioetica per tutti (San Paolo, 20063); Orizzonte verticale. Senso e significato della persona umana (San Paolo, 2007).

La questione antropologica: l’embrione umano è un’entità personale umana?

1. La sostantività e l'unità biologica dell'embrione-zigote: il dato della scienza.
Dal punto di vista biologico, in un essere vivente, a differenza di un essere inerte gli elementi costituenti possiedono informazione genetica (sequenza di nucleotidi), ed epigenetica, ampliazione dell'informazione genetica e relazione con il medio ambiente). La genesi di ogni individuo parte del patrimonio genetico della specie d'appartenenza ereditata dai progenitori e contenuta nello zigote, frutto della fecondazione. Questo patrimonio si sviluppa epigeneticamente, di tale forma che tutti gli elementi fanno parte di un tutto unico. Lo sviluppo quantitativo e differenziale dell'embrione è, inoltre, un perfetto continuum, non vi sono salti qualitativi o mutazioni sostanziali, bensì una continuità, per la quale l'embrione umano si sviluppa in un uomo adulto. Siamo sempre davanti allo stesso individuo dal momento in cui si forma lo zigote. Questo sviluppo è, a sua volta, graduale; lo sviluppo è un processo che implica necessariamente una successione di forme che non sono altro che stadi di uno stesso identico processo. Questa legge, pertanto, suppone ed esige l'esistenza di una regolazione intrinseca nello stesso embrione, la quale mantiene orientato lo sviluppo verso la forma finale. Per questa legge teleologica intrinseca che si manifesta fin dalla fecondazione, un embrione che sta compiendo il suo proprio ciclo vitale mantiene permanentemente la sua "identità", "individualità", e "unicità", essendo sempre lo stesso identico individuo attraverso tutto il processo che comincia nella fusione dei gameti.

2. La sostantività antropologica dell'embrione umano: la riflessione filosofica

a) La vita biologica dell'embrione umano è già vita personale.

Dal punto di vista antropologico possiamo constatare nello zigote l'inizio della corporeità umana. Questa cellula che il biologo ci presenta come un nuovo essere umano che comincia la sua propria esistenza o ciclo vitale, è l'inizio di un nuovo ed originale corpo umano. Secondo l'analisi dell'antropologia filosofica contemporanea, l'"umano" dell'uomo è inseparabile della "corporeità"; nell'essere personale umano non è possibile separare la vita biologica da quella propriamente umana. Basati in questo principio possiamo dire che dal concepimento, il corpo che appartiene alla specie umana si sviluppa per un principio intrinseco, arriva ad essere ciò che egli stesso è in virtù delle capacità intrinseche destinate a mettersi pienamente in atto. L'individuo unitario di tale divenire è sempre lo stesso e matura traducendo in atto le capacità proprie.
In base al dato osservato dal il biologo, la logica del filosofo testimonia che non vi possono essere salti qualitativi né passaggi da un'essenza ad un'altra. Il corpo umano può maturare perché è già di fatto corpo umano. Non arriverà a essere mai umano se non lo è stato fin dall'inizio. È contrario alla logica del principio di identità che di una corporeità biologica già costituita secondo una determinata essenza, derivi, in una seconda fase, un essere umano per il quale questa stessa corporeità gli sia intrinseca. Pertanto, la fase iniziale dello sviluppo embrionale non può essere puramente biologica, ma è già personale. L'embrione che appartiene alla specie biologica umana che non fosse fin dall'inizio vera persona umana, non potrebbe arrivare ad esserlo successivamente senza contraddire l'identità della propria essenza, alla quale la corporeità gli appartiene intrinsecamente.

b) Il principio vitale e la razionalità costitutiva

La ragione metafisica per cui la vita biologica dell'embrione è e deve essere già vita personale è il principio vitale spirituale. L'anima umana è l'unico principio di vita, cioè, l'unica forma sostanziale del corpo. Nell'uomo non ci sono tre anime distinte, responsabili una della vita vegetativa, un'altra della sensitiva ed un'altra della spirituale, bensì un'unica anima spirituale che presiede tutte le funzioni della vita. Pertanto la vita vegetativa di un embrione umano è una vita personale umana perché il suo principio vitale unico è l'anima spirituale. In questo modo la vita umana è la vita di una persona che è un'unità corporeo-spirituale; non è solamente "bios", ma neanche è spirito "puro"; la vita umana è la vita di un "spirito incarnato". Benché l'uso delle facoltà superiori specificamente umane è il segno distintivo della nostra "umanità", per loro stesse non costituiscono l'individuo umano né come facoltà, né tanto meno come atti posta da esse. La "razionalità" alla quale fa riferimento la persona ha un carattere ontologico costitutivo, non accidentale. Il possesso di un statuto sostanziale personale non si acquisisce o diminuisce gradualmente, ma è un evento ed una condizione radicale. Non si è più o meno persona, non si è "pre-persona" o "post-persona" o "sub-persona"; o si è persona o non si è persona.

 

Paul O'Callaghan
Pontificia Università della Santa Croce, Roma

Sacerdote della Prelatura dell'Opus Dei (1982), ha svolto il suo lavoro pastorale in Irlanda, Spagna e Italia.
Ingegnere elettronico dall'University College Dublin, ha insegnato teologia dogmatica nell'Università di Navarra (1985-90) e nella Pontificia Università della Santa Croce (1990-), di cui è attualmente ordinario di antropologia teologica, e Decano della Facoltà di Teologia (2000-). Autore di quasi un centinaio di articoli in diversi riviste specializzate nel campo dell'antropologia teologica, della teologia della creazione, dell'escatologia e del dialogo ecumenico con il luteranesimo, è autore di sei libri in queste aree.
Oltre ad essere membro del Consiglio della Pontificia Accademia di Teologia, fu Vice-rettore del Collegio Ecclesiastico Internazionale 'Sedes Sapientiae' in Roma (1991-1995), e Vice-rettore accademico nell'Università della Santa Croce (1997-2000).

Anime ed embrioni

Si propone di presentare i momenti principali della storia del concetto di 'anima', e la natura del legame che ha con il corpo umano. Si vedrà come il pensiero cristiano ha attinto dal pensiero classico, particolarmente quella platonico, aristotelico e stoico, però con un criterio inspirato nella dinamica dell'Incarnazione del Verbo. I principali sforzi che si sono verificati lungo l'ultimo secolo di chiarire lo statuto dell'anima umana rispetto al corpo hanno soltanto ribadito il classico dilemma tra dualismo e monismo. La soluzione teologica al dilemma si inspira nel dogma della resurrezione della carne.

 

Mons. Willem Jacobus Eijk
Vescovo di Groningen-Leeuwarden, Olanda

Dottore in medicina, dal 1978, all’Università di Amsterdam
Ordinato sacerdote il 1985
Nel 1987, Tesi di laurea sull’eutanasia, nella Facoltà di Medicina dell’Università di Leida
Nel 1990, Tesi di laurea sulla ingegneria genetica, nella Facoltà di Filosofia dell’Università di San Tommaso d’Aquino, Roma
Nel 1990, Licenza in teologia nell’Istituto Giovanni Paolo II, Pontificia Università Lateranense, Roma
Dal 1990 al 1999, professore di teologia morale presso il seminario della diocesi di Roermond
Dal 1993, preside della Fondazione di Etica Medica, Maastricht
Dal 1997 al 1999, professore di teologia morale presso la Facoltà di Teologia di Lugano
Dal 1997 al 2002, membro della Commissione Teologica Internazionale
Dal 1999, vescovo di Groningen-Leeuwarden; responsabile di questioni di etica medica a nome della Conferenza Episcopale Olandese
Dal 2007, membro del consiglio direttivo della Pontificia Accademia per la Vita.

Questioni teologiche e morali dell’ontogenesi

La rilevanza etica che la letteratura dell’etica medica e della bioetica attribuisce in genere all’ontogenesi umana, si fa riassumere in modo semplice: l’embrione, prima di aver raggiunto lo statuto di un essere umano o una persona umana, non ha i diritti relativi, mentre l’embrione (o il feto o nel quadro di alcuni correnti perfino il neonato o l’infante), dopo aver raggiunto detto statuto, deve essere rispetto come un essere umano o una persona umana. Questo riassunto, apparentemente semplice a prima vista, a pensarci bene fa sorgere almeno tre domande:

1. A quale momento dello sviluppo dell’embrione gli attribuiamo lo statuto ed i diritti relativi di un essere umano o una persona umana?

2. Basta la constatazione che l’embrione è una persona umana per garantire il rispetto dovuto alla sua vita, visto che si giustifica in alcune nazioni anche la soppressione di vita di soggetti sicuramente riconosciuti come persone umane nella forma di eutanasia?

3. È possibile soppesare il valore della vita dell’embrione, visto il suo statuto, e il valore della vita di altre persone o altri valori, come l’autonomia dei genitori o interessi individuali e sociali, come capita spesso?

Lo scopo della conferenza è di cercare una risposta a queste domande dal punto di vista della teologia morale. Per trovare una risposta alle domande elencate la teologia morale si dirige in primo istante alle sue tre fonti principali: la Sacra Scrittura, la Traduzione della Chiesa e l’insegnamento del magistero. Che cosa dicono queste fonti sullo statuto dell’embrione e in quale modo applicano la loro visione dello stato dell’embrione a questioni di etica medica e di bioetica?

 

Gonzalo Miranda, LC
Ateneo Pontificio ‘Regina Apostolorum’, Roma

Professore Ordinario della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. E’ stato il primo Preside di quella facoltà, dal suo inizio nel 2001 fino al 2006. Dal 1993 al 2001 è stato Segretario Operativo del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma. Direttore della rivista «Studia Bioethica». Membro del Comitato Direttivo delle riviste «Medicina e Morale» (Roma), «Medicina y Ética» (México) e «Vida y Ética» (Argentina). Autore di 9 libri e 70 articoli su temi di bioetica e teologia morale, tra i quali: E. Sgreccia - V. Mele - G. Miranda, Le radici della Bioetica, Vol. I, Vita e Pensiero, Milano, 1998; G. Miranda (a cura di), The Stem Cell Dilemma. For the Good of All Human Beings?, Guilé Foundation Press, Boncourt 2002; Bioética e eutanásia, EDUSC, Bauru (Brasil), 2000; Risposta d’amore. Manuale di teologia morale fondamentale, Logos Press, Roma, 2001; "Cultura della morte": analisi di un concetto e di un dramma, in E. Sgreccia - R. Lucas, Commento interdisciplinare alla "Evangelium Vitae", Libreria Editrice Vaticana, Citt del Vaticano 1997, pp. 225-243.

Il dibattito bioetico sull’embrione umano

Da trent’anni, l’embrione umano è al centro di un ampio ed accesso dibattito bioetico. Da quando è stato possibile ed utile produrlo, manipolarlo, utilizzarlo ed eliminarlo.
È interessante analizzare il corso che molti vogliono dare a questo problema etico nei nostri giorni. Innanzitutto, ci sono molti che vorrebbero superare il dibattito tentando di andare avanti nell’uso degli embrioni umani e di considerarlo ormai un « fatto compiuto» sul quale sarebbe inutile tornare a discutere. Altri tentano di diminuire la portata del dibattito, invocando il concetto di «mistero» per dire che non possiamo conoscere l’inizio della vita umana, e dunque è inutile continuare a discutere; piuttosto dovremmo semplicemente decidere in modo convenzionale da quale momento dello sviluppo vogliamo proteggere l’embrione. Altri, finalmente, propongono la via del compromesso, in funzione dell’utilità pubblica dell’uso degli embrioni, per arrivare delle soluzioni pragmatiche, «formando maggioranze» nella nostra società pluralistica.
A mio parere, nessuno di questi tentativi potrà davvero risolvere il profondo dibattito oggi in corso sull’uso degli embrioni umani, perché si tratta di una «questione morale» profonda, complessa e «radicale» (nel senso che mette in gioco le radici stesse della nostra comprensione dell’essere umano e del nostro comportamento con gli essere umani). Per comprendere meglio questa questione morale può essere utile richiamare un altro dibattito etico di grande spessore, oggi già risolto (almeno dal punto di vista culturale e di principi). Mi riferisco al dibattito sulla schiavitù e dei suoi sviluppi negli Stati Uniti, due secoli fa. L’analisi di quel dibattito può gettare luce sulla natura dell’attuale discussione sull’embrione. Possiamo trarre alcune importanti lezioni per noi.
Finalmente, conviene porsi alcune domande etiche su aspetti specifici del dibattito, specialmente difficili e significative. Si pensi, per esempio, alla proposta di utilizzare per la ricerca o per ottenere delle cellule staminali embrionali gli embrioni che «avanzano» dalle pratiche di riproduzione assistita e che con buona probabilità sono destinati a perire. Un altro dibattito molto vivace –anche tra coloro che sono convinti del rispetto dovuto ad ogni embrione umano–, si riferisce alla liceità morale della «adozione degli embrioni».

 

Alicja Grześkowiak
Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino, Polonia

Professoressa di diritto penale nella Cattedra di Diritto Penale, e Direttore dell’Istituto di Diritto Penale nella Facoltà di Diritto, Diritto Canonico et Administrazione, all’Università Cattolica Giovanni Paolo II di Lublino in Polonia; membro ordinario della Pontificia Accademia per la Vita, nella quale è membro del Consiglio Direttivo; e consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia. È stata membro del Senato polacco negli anni 1989-2001, vicepresidente negli anni 1991-1993, e Presidente dal 1997 al 2001. Membro dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio dell’Europa dal 1989 al 1997. Dottoressa honoris causa presso l’Academia di Teologia Cattolica di Varsavia, la Holy Family University a Filadelfia, e l’Università Internazionale di Moldova a Kiszyniev. Autrice di numerose pubblicazioni.

Aspetti giuridici del dibattito sull’embrione

Il dibattito sull’embrione umano è caraterizzato da numerosi aspetti giuridici, perché proprio nel diritto si introducono le normative che disciplinano i limiti della biomedicina, ed anche perché la funzione fundamentale del diritto è la tutela dei valori – quelli del bene comune, ordinato al bene della persona umana – e dei diritti dell’uomo che risultano direttamente dalla sua inviolabile dignità. Purtroppo di solito nella legislazione non si rispetta né la dignità della persona umana, né in conseguenza il diritto alla vita dell’uomo dal momento del concepimento fino alla sua morte naturale. Al contrario, si introducono delle leggi che evidentemente violano tali valori. In modo particolare questo dibattito riguarda anche l’uomo nella fase del preimpianto. Si può constatare come gli attentati sull’embrione umano, con l’approvazione del diritto positivo, si allargano sempre di più. Il diritto, invece di proteggere, legalizza tali attentati.

Il tema riguardante gli aspetti giuridici del dibattito sull embrione umano contiene diversi problemi. Possono essere presentati in sei campi, i quali trattano:
- i problemi dello statuto giuridico dell’embrione umano,
- l’ammissibilità legale della procreazione artificiale dell’embrione umano, per esempio la fecondazione in vitro, la clonazione, ecc.
- il “pre-embrione” umano e la sua posizione e protezione giuridica,
- la questione del trattamento legale degli embrioni umani così detti sopranumerari (le soluzioni normative concernenti p.es. l’obbligatorietà della distruzione degli embrioni sopranumerari, riguardo gli embrioni congelati),
- il problema dell’uso degli embrioni umani per la ricerca – particolarmente gli aspetti giuridici della sperimentazione – tra cui la questione di prendere ed usufruire delle cellule staminali embrionali,
- il modello della protezione legale dell’embrione umano: protezione generale oppure protezione contro particolari intervenzioni sull’embrione.

 

Laura Palazzani
LUMSA, Roma

Ordinario di filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza della LUMSA di Roma; presso la Lumsa dirige il Centro Studi Biogiuridici. E’ stata Visiting Reasercher in Biomedical Ethics presso la Georgetown University. E’ membro del Comitato Nazionale per la Bioetica (dal 2002) e componente del Comitato etico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Ha scritto: Il concetto di persona tra bioetica e diritto, Giappichelli, Torino 1996; Diritto naturale ed etica matrimoniale in Christian Thomasius. La questione del concubinato, Giappichelli, Torino 1998; Introduzione alla biogiuridica, Giappichelli, Torino, 2002; con F. D’Agostino ha scritto Bioetica. Nozioni Fondamentali, in corso di pubblicazione con La Scuola editrice, Brescia; ha curato l’edizione di alcuni volumi (Il diritto tra uguaglianza e differenza di genere, Giappichelli, Torino, 2005 e Bioetica e differenza di genere, Studium, Roma 2007).

Il dibattito bio-giuridico sullo statuto dell’embrione umano

Le recenti possibilità scientifiche e tecnologiche in ambito biomedico di intervento sulla fase iniziale della vita umana hanno problematizzato lo statuto dell’eembrione umano. Si tratta di giustificare, sul piano biologico, antropologico, etico e giuridico la sussistenza o meno di ragioni (deboli o forti) a tutela dell’embrione umano di fronte all’avanzamento delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecnologiche. Il dibattito biogiuridico sull’embrione umano presuppone una indagine empirica (come è l’embrione umano), antropologica (chi è l’embrione umano) ed etica (quale dignità ha l’embrione umano).

Il riduzionismo scientista, partendo dal presupposto materialistico-meccanicista che il dato fattuale conoscibile sperimentalmente sia tutto ciò che esiste, considera lo zigote una cellula appartenente alla specie umana che si forma (casualmente) e si moltiplica (secondo la legge causa/effetto) divenendo un aggregato di cellule umane (estese e in movimento), in contatto accidentale le une con le altre, scambiandosi informazioni biochimiche e genetiche. In contrapposizione alla visione scientista è stato rilevato che il fatto che la scienza metta tra parentesi le qualità non misurabili della realtà (le essenze o i fini), non significa che esse non esistano: proprio l’osservazione biologica della vita umana nelle fasi iniziali mostra che l’embrione umano, sin dallo stadio unicellulare, è già un organismo umano, con un sistema unico, integrato e organizzato (non più scomponibile nei componenti che lo hanno generato, i gameti), che contiene in sé intrinsecamente tutte le informazioni genetiche, individuali e specifiche, orientate teleologicamente e autonomamente all’attuazione del corpo nella sua completezza, nelle diverse fasi dello sviluppo continuo, graduale e coordinato. Alla riflessione biologica segue la riflessione antropologica: chi è l’e umano? Molte sono le teorie che, con argomenti diversi, hanno tematizzato la posticipazione dello statuto personale rispetto all’inizio biologico della vita dell’essere umano (gli embrioni possono «divenire» persone, ma non lo sono «ancora»), al 6° o 14° giorno, alla formazione del sistema nervoso centrale e della corteccia cerebrale, alla capacità di avere una buona qualità di vita e razionalità. La prospettiva ontologica, in contrapposizione alla prospettiva gradualista, si riferisce alla concezione filosofica originaria della persona, riconducibile alla formulazione classica aristotelica di «animale razionale» o alla formulazione boeziana (e poi tomista) «individua substantia rationalis naturae»: la teoria ontologica della persona tematizza la priorità della natura sulle funzioni.

Alla luce della discussione biologica ed antropologica, si apre l’interrogativo pratico: come dobbiamo trattare l’embrione umano? Coloro che riducono l’embrione ad ammasso di cellule negando lo statuto personale, non gli riconoscono una dignità intrinseca, ammettendo solo la possibilità di un’attribuzione estrinseca (convenzionale) di valore e di diritti, rivedibili e bilanciabili in base alle circostanze. È la posizione di chi ammette la disponibilità dell’embrione umano e la sua strumentalizzazione (la posizione più radicale ritiene lecita la produzione di embrioni a solo scopo sperimentale o commerciale; più moderata la posizione di chi sostiene che la sperimentazione non terapeutica possa essere applicata solo su embrioni soprannumerari, in stato di abbandono o non impiantabili). La prospettiva ontologica, riconoscendo la pienezza di vita della persona quale fine intrinseco dell’uomo inscritto nell’embrione sin dalla prima cellula della sua esistenza, ritiene che già a tale stadio la vita umana debba essere rispettata in senso forte ed incondizionato (quale fine e non semplice mezzo): si ammettono interventi su embrioni solo per finalità diagnostiche o terapeutiche (ove il beneficio sia rapportato all’embrione su cui si interviene).

 

On. Carlo Casini
Membro del Parlamento Europeo

Membro dell’Accademia di diritto europeo di Treviri (Germania).
Membro della Pontificia Accademia per la vita.
Membro del Consiglio Scientifico della facoltà di Bioetica Regina Apostolorum
Membro del Comitato di Direzione della rivista «Medicina e Morale».
Membro del Consiglio di Direzione della rivista «Sì alla vita».
Già direttore della rivista «Presenza Politica».».
Medaglia d’argento al merito della redenzione sociale.
Pretore (Empoli).
Sostituto Procuratore della Repubblica a Firenze.
Membro del Consiglio Giudiziario della Regione Toscana.
Consigliere di Cassazione (V sez. penale)
Membro del Parlamento italiano
- Membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati italiana (per tutta la durata del mandato).
- Vice - Presidente della Commissione parlamentare inquirente.
Membro della Commissione sulle autorizzazioni a procedere
Membro delle Commissioni parlamentari sul Caso Sindona e Antimafia.
Membro del Parlamento Europeo
- Membro della Commissione Giuridica per i diritti dei cittadini per tutta la durata del mandato, in particolare:
Vice-presidente fino al luglio 1994;
Presidente dal luglio 1994 al gennaio 1997.
Autore di diverse centinaia di articoli pubblicati su riviste giuridiche, settimanali e quotidiani in materia di: bioetica, aborto, procreazione artificiale, manipolazione genetica, clonazione, biotecnologie, sessualità, contraccezione, eutanasia, diritti dell’uomo, diritto internazionale e comunitario, diritto di famiglia, adozione, tossicodipendenza, giustizia, terrorismo e criminalità.

L’embrione umano nella legislazione europea

L'argomento è vastissimo perché, per essere trattato completamente, dovrebbe esaminare le leggi dei singoli Stati e gli interventi normativi dell'Unione Europea e del Consiglio d'Europa, in materia di aborto, procreazione medicalmente assistita, sperimentazione embrionale, manipolazione genetica. Inoltre, bisognerebbe esaminare su questi argomenti gli interventi della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, della Corte Europea di giustizia, dalle Corti Costituzionali dei singoli Stati.

Essendo impossibile un esame così ampio la relazione presenta una sintesi del giudizio sulla natura dell'embrione nella considerazione giuridica europea. In definitiva la questione giuridica fondamentale è quella di riconoscere o negare la qualità di soggetto nell'embrione umano. Nella maggioranza delle leggi e delle decisioni giudiziarie le soluzioni pratiche accettate nelle materie sopra indicate, suppongono che l'embrione, almeno fino ad un certo stadio del suo sviluppo, non sia un soggetto perché viene trattato come una cosa. Una certa protezione che gli viene riconosciuta non può fondarsi sulla supposizione di una entità intermedia fra gli esseri umani e le cose, perché tale ipotesi contrasta insuperabilmente e senza eccezioni con il principio di eguaglianza. Bisogna allora supporre che la parziale tutela accordata all'embrione non è autonoma (misurata sull'in sé dell'embrione stesso), ma strumentale in vista di beni estranei al nascituro medesimo.

Peraltro in nessun testo normativo o giurisprudenziale si trova esplicitata formalmente la negazione della identità umana dell'embrione o l'affermazione di una entità intermedia fra i soggetti e gli oggetti. La Convenzione europea di bioetica sottoscritta ad Oviedo nel 1997 è stata seguita da alcuni protocolli aggiuntivi uno dei quali avrebbe dovuto decidere sulla natura giuridica del concepito, ma i lavori della apposita Commissione sono stati sospesi per la dichiarata impossibilità di raggiungere un generale consenso. Per contro vi sono testi giuridici di rilevante importanza che affermano esplicitamente il diritto alla vita dell'embrione fin dal momento della fecondazione. In questo senso va sottolineato la rilevanza della giurisprudenza costituzionale tedesca (sentenze del 1975, 1992, 1993), della Costituzione Irlandese, delle sentenze costituzionali polacca e italiana (entrambe del 1997), della legge sull'aborto polacca, della legge italiana sulla Procreazione medicalmente assistita. In definitiva, sembra possibile cogliere un aspetto tipico del diritto europeo: è possibile dichiarare esplicitamente che l'embrione è un soggetto titolare di diritti; è invece impossibile dichiararne formalmente la natura di oggetto o di mezzo uomo nel momento stesso in cui si introduce e si difende una disciplina giuridica che suppone una tale qualità. Una tale contraddizione può essere ottimisticamente interpretata come "l'inquietudine dell'Europa", desiderosa di dare riconoscimento legale a comportamenti utilitaristici, ma incapace di abbandonare teoricamente la concezione personalistica che è ancorata alla sua storia ed alla sua attuale pretesa di essere garante dei diritti umani fondamentali.

 

Patricio Ventura-Juncá
Università Cattolica del Cile

Professor of Paediatrics and Bioethics, School of Medicine Pontificia Universidad Católica de Chile
Bachelor in Biology 1954-1958 School of Medicine Pontifical Catholic University of Chile
Bachelor in Philosophy, Universidad de Santa Maria, Brasil 1960-1963
Medical Doctor, Pontifical Catholic University of Chile School of Medicine.
Pediatric Residency at the School of Medicine, Pontifical Catholic University of Chile: 1969-1971.
Specialization in Neonatology, Université de Paris, France. 1971-72
Specialization in Bioethics: Courses at the Catholic University School of Medicine (1999) and in: The Kennedy Institute of Ethics at Georgetown University (2000)
Professor and Chairman Department of Pediatrics Pontifical Universidad Catholic de Chile: 1985-1999.
Director Centro de Bioética, Pontificia Universidad Católica de Chile: 2000-2006
Speaker in 41 International Congresses of Pediatrics, and Neonatology, and in 19 International Seminars, Congresses and Colloquiums in Bioethics. 70 publications in Scientific Journal in the areas of neonatology and bioethics. Co editor of a Manual on Neonatal Medicine. Author of 18 chapters in Textbooks of Pediatrics and Neonatology. Member of 6 scientific societies. Founder member and Director of the International Federation of personalistic Bioethics. Member of National Committee of Bioethics of the National Conference of Bishops, 2003. Member of the Bioethics Committee of the Presidential Commission on Biotechnology, 2003.

La pillola del giorno dopo: questioni etiche, scientifiche e giuridiche

Il dibattito sulla cosiddetta pillola del giorno dopo (Morning-after Pill: MAP), una forma di Contraccezione d’Emergenza che usa il levonorgestrone [levonorgestrel], un progesterone sintetico, si è focalizzato principalmente su tre aspetti. Il primo procede dal punto di vista della salute pubblica: la MAP era stata introdotta nella speranza di una significativa riduzione del grado di gravidanze impreviste ed aborti. Il secondo è associato all’efficacia nella diminuzione del numero di gravidanze a seguito di rapporti sessuali potenzialmente fecondanti ed al meccanismo implicato nel raggiungere questo risultato. Il terzo aspetto si riferisce alle implicazioni etiche dell’uso di MAP, specialmente il suo possibile effetto di bloccare l’implantazione se presa nei giorni del ciclo in cui i meccanismi contraccettivi non possono agire (rendendo impraticabile l’ovulazione o la fecondazione). L'evidenza sperimentale dell'efficacia della MAP quando si dà in un normale ambiente clinico è deludente nel ridurre gravidanze non intenzionali e percentuali di aborto. L’attuale efficacia di MAP quando viene usata in studi di ricerca è ancora discutibile, per le limitazioni metodologiche, ovvero l'assenza di un gruppo di controllo e la mancanza di un metodo più preciso per stimare il giorno di ovulazione.
Vari problemi etici sono collegati all'uso della MAP, per esempio la distribuzione liberale di un farmaco di cui non si hanno chiare prove degli effetti collaterali, che equivale a proporzionare alle donne un’informazione incompleta su possibili effetti dannosi, compreso il rischio alla vita dell'embrione in sviluppo, con l’impedimento dell’implantazione. Il secondo problema etico è il più significativo. Le limitazioni metodologiche per stimare l'efficacia, di cui sopra, si applicano anche alla valutazione dell'effetto della MAP sull’implantazione. Non per ultimo, c’è l’evidenza epidemiologica che la MAP può bloccare l’implantazione sotto certe circostanze. Con la fecondazione inizia la vita di un nuovo organismo umano, ovvero di un essere umano con il diritto inalienabile alla vita. Alcune opinioni filosofiche considerano che l'embrione non è un essere umano con pieno status morale, spogliandolo così del suo diritto innegabile alla vita.
I problemi giuridici sorgono dall'approvazione dell'uso della MAP a seconda del variabile statuto legale di cui l’embrione gode nelle legislazioni dei diversi paesi. Comunque, in un mondo pluralista, le donne dovrebbero essere pienamente e chiaramente informate circa questi fatti, prima che facciano le loro scelte morali, ed i professionisti delle aziende sanitarie che riconoscono lo statuto ontologico e morale dell’embrione hanno il diritto di presentare obiezione di coscienza alla distribuzione della MAP.

 

 

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