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EVENTI

STOQ 2009 – CONFERENZA INTERNAZIONALE SU
«EVOLUZIONE BIOLOGICA. Fatti e Teorie»

Abstracts degli interventi:

Gianfranco Biondi, Università degli Studi dell'Aquila, Italia - Olga Rickards, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Italia

L’Origine dell’Uomo: un Approccio Molecolare

Lo slittamento da un modo metafisico ad uno scientifico di conoscere la nostra storia cominciò intorno alla metà del 18° secolo, quando Carl Linneus classificò la specie umana nell’ordine dei Primati, assegnandole un posto di rango nel mondo naturale. Circa un secolo dopo, con una mossa coraggiosa per spostare la storia dell’uomo al di fuori del regno della metafisica, Charles Darwin pose l’evoluzione umana su una nuova scala di tempo della storia della vita, aprendo la prospettiva di pensiero per cui gli uomini sono solo una tra le tante altre specie animali. Questo rappresentò la fine di una concezione creazionista del mondo, lasciando la storia della creazione un mero supporto psicologico che sostiene molti nel loro metafisico bisogno di speranza, ma irrilevante per la scienza come spiegazione delle origini della vita.
Negli ultimi decenni del 20° secolo, i ricercatori hanno cominciato a indagare sull’origine e sulla variabilità all’interno della specie umana con l’aiuto degli studi molecolari e, in particolare, della analisi genomica. La teoria corrente sostiene che l’origine dell’Homo sapiens risale a 200,000 anni fa, ad un evento evolutivo che si verificò nell’Homo ergaster che viveva in Africa, da cui la nuova specie si diffuse al resto del mondo. L’adattamento ad habitat diversi determinò la variabilità morfologica e genetica che caratterizza le varie popolazioni. Ma queste popolazioni non divennero razze differenti a causa della giovane età della specie e a causa dei processi di mescolanza che avvennero tra loro nel corso del tempo. Dunque, la categoria tassonomica di "razza" è tanto inappropriata quanto scorretta quando applicata agli uomini. Più di recente, prove di studi su DNA recuperato da antiche rovine hanno dimostrato che i Neanderthal non sono nostri diretti antenati.
Contrariamente a convinzioni nutrite per molto tempo, e nonostante la somiglianza delle caratteristiche essenziali, l’Homo sapiens è una specie separata e non correlata con i Neanderthal. Attraverso l’analisi molecolare, è stato stabilito che la linea evolutiva dell’uomo si è divisa da quella degli scimpanzè circa 6 milioni di anni fa. Ed è stato stimato che il grado di somiglianza genetica che la specie umana condivide con le scimmie antropomorfe africane è relativamente alto: 98.5% con gli scimpanzè e 97.5% con i gorilla. Questa affinità tra noi e i nostri parenti africani ci suggerisce di classificarli nella nostra famiglia tassonomica: gli Hominidi. Come conseguenza, la nostra linea evolutiva è stata ridotta ad un gradino di quella della sotto-famiglia degli Hominidi. In questa relazione, l’etologia, la branca della scienza biologica che studia il comportamento animale, ha avuto delle affascinanti intuizioni sul nostro comportamento altruistico. I risultati iniziali indicano che esso può avere un’origine meramente evolutiva.


 

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