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EVENTI

STOQ 2009 – CONFERENZA INTERNAZIONALE SU
«EVOLUZIONE BIOLOGICA. Fatti e Teorie»

Abstracts degli interventi:

Fiorenzo Facchini, Università di Bologna, Italia

Approccio Paleoculturale all’Ominizzazione e Possibili Implicazioni Filosofiche

Il comportamento dell’uomo è caratterizzato dalla cultura. Molti Autori associano il concetto di cultura con le manifestazioni artistiche e spirituali e con il linguaggio, i quali si ritrovano nella storia dell’Homo sapiens degli ultimi 100.000 anni. Questo modo di vedere le cose riflette un concetto limitato di cultura. In realtà, anche i prodotti della tecnologia, quando mostrano caratteristiche di pianificazione e denotano capacità simboliche, rivelano una mente in grado di astrarre e quindi una capacità di pensiero riflesso, le quali indicano di certo che è stata raggiunta la soglia umana.
L’applicazione del concetto di cultura può incontrare dei problemi nell’identificare l’uomo alle sue origini. L’attuale tassonomia riconduce molte specie al genere Homo, ma essa non può essere adottata come criterio per riconoscere l’uomo.
Un resto scheletrico attribuito al genere Homo per i suoi caratteri anatomici non implica necessariamente che esso rappresenti un uomo in un senso filosofico, ovvero un uomo pensante. Ma, quando ci capita di trovare resti scheletrici connessi con prodotti che mostrano lavori sistematici e innovativi, si può pensare alla presenza dell’uomo, a qualunque livello morfologico ed evolutivo i resti siano da ricondurre. Ciò che distingue la tecnologia umana da quella non-umana (come succede con le scimmie antropomorfe e l’Australopiteco) è la complessità delle azioni con le quali l’arnese è stato eseguito e ancora di più la capacitò di migliorare e innovare la tecnica (Bergson) e il significato assunto dai prodotti nel contesto di vita (Ries, Deacon).
La cultura strumentale rivela un simbolismo che noi suggeriamo di chiamare funzionale, distinguendolo dal simbolismo espresso nel linguaggio (simbolismo sociale) e dal simbolismo spirituale rappresentato dalle espressioni artistiche e religiose, non correlati a strategie per la sussistenza.
Al livello fenomenologico, la cultura rivela una discontinuità a paragone con gli Ominidi non umani, qualunque sia la ragione e il tipo di questa discontinuità. Dobzhansky suggerisce una trascendenza evolutiva con l’apparizione dell’uomo. Riconoscendo questa discontinuità, anche nella tecnologia più semplice, diventa difficile identificare le prime forme umane nel vero senso della parola.
Col passare del tempo, le manifestazioni culturali diventano più significative e quindi l’attribuzione di umano diventa più semplice. Ma l’attitudine verso la cultura può essere riconosciuta anche per le sue espressioni più semplici, cominciando dalla cultura del ciottolo e della pietra.
L’identificazione del livello evolutivo al quale porre la soglia umana nel processo di ominizzazione interessa la paleontologia più che l’investigazione filosofica e teologica, le quali affermano un differenza qualitativa, ovvero la dimensione spirituale, tra non umani e umani. Lo stesso deve dirsi sulle possibili implicazioni biologiche e sociali della contemporanea presenza di ominidi umani e non umani riconducibili al genere Homo.
Sul piano filosofico, la gradualità delle manifestazioni culturali genera il problema del "balzo ontologico" dovuto all’apparizione dell’uomo, come osservò Giovani Paolo II. Se sul piano fenomenologico la discontinuità richiede un lungo periodo di tempo per essere osservata, a livello filosofico la discontinuità deve essere radicale, qualunque siano le sue espressioni culturali, perché l’anima spirituale non può estrinsecarsi dalla sostanza vivente. Non può esserci alcuna forma di psiche che sia solo parzialmente umana, come osservò Maritain.
Un’altra implicazione riguarda il raggiungimento del livello umano, che può aver riguardato una popolazione e da allora tutti i suoi discendenti fino all’umanità presente. Dopo aver raggiunto la soglia umana nel processo di ominizzazione, la presenza dell’uomo continua oltre nel tempo con la generazione di ogni essere umano che rappresenta una discontinuità ontologica rispetto agli animali.
La vaghezza nel rappresentare l’apparizione della dimensione spirituale è simile a quello che accade nell’ontogenesi di ogni uomo.
L’inizio della fora umana ebbe luogo nel tempo, ma il progetto di Dio è fuori dal tempo, possiamo supporre che il progetto del Dio Creatore includa, in un certo momento del processo evolutivo, una corporeità arricchita dallo spirito, non nel senso di un’entità aggiunta ad un’altra, quasi posizionata su o accanto ad essa, ma che esiste dentro l’altra, come e quando voluto da Dio, in maniera simile a quello che accade nell’ontogenesi umana.
La creazione dello spirito è fuori dall’evidenza empirica e può essere raggiunta ad un livello filosofico sia per la filogenesi umana che per l’ontogenesi.
L’esatto momento in cui l’ominide diventa consapevole di se stesso non può essere rappresentato attraverso i metodi della scienza o attraverso la nostra immaginazione. Le manifestazioni culturali non possono dimostrare il momento del raggiungimento della soglia umana, ma solo se la soglia può essere considerata raggiunta.


 

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